VILLINO DIOTTI (SEC. XIX) ORA VILLA BERGAMASCHI

Costruita su un edificio preesistente originariamente di proprietà della famiglia Longari Ponzone, come testimonia ancora oggi la vicinanza con "Villa Maria" posta sull'altro lato della strada a pochi metri di distanza, fu la residenza estiva del pittore Giuseppe Diotti e probabilmente venne ristrutturata ampiamente sotto la sua guida.

Diotti, nato a Casalmaggiore nel 1779 iniziò gli studi pittorici sotto la guida di Paolo Araldi negli anni intorno al 1790-94 per passare poi all'Accademia di Parma col maestro Gaetano Callani. Risale agli anni giovanili l'amicizia e la protezione del concittadino Giovanni Vicenza Ponzoni che fu probabilmente il tramite per l'acquisto della villa rivarolese. Lo scoppio della Rivoluzione Francese interruppe la sua formazione accademica ed il pittore versò in difficoltà notevoli fino al 1804 quando vinse una borsa di studio che gli consentì di recarsi a Roma per quattro anni. Ogni anno inviava il dipinto che costituiva il saggio di fine corso durante il pensionato romano all'Accademia di Brera. Nel 1810 tornò al Nord e si inserì nell'ambiente culturale milanese che ruotava attorno alla figura di Andrea Appiani, il quale guardava con favore Diotti e lo sostenne per la carica di direttore dell'Accademia Carrara di Bergamo (incarico che mantenne per un trentennio, fino al 1833). Nei primi decenni dell'800 Diotti sviluppa un linguaggio eclettico in cui elementi cinque-secenteschi si mescolano alla monumentalità dell'arte classica romana e greca. Le influenze di Hayez cominciano a rendersi evidenti soprattutto nell'affrontare i soggetti a carattere politico-sociale. S'innesta, inoltre, la componente neo-medievale dei Nazareni che lo porta ad aderire ad un senso "mitico" della vita sociale e dell'arte. Dal 1833 comincia ad accusare problemi alla vista, in progressivo calo; sono gli anni in cui realizza gli affreschi per la Cattedrale di Cremona. Poi si intensificheranno le collaborazioni con gli allievi tra i quali emergono le figure di Enrico Scuri e dei fratelli Luigi e Giacomo Trécourt. Altri dati caratterizzanti la sua fisionomia artistica furono il costante appoggio dei ceti abbienti casalesi, cremonesi e bergamaschi; in terra bergamasca frequentò personaggi collegati alla massoneria tra cui il musicista Giovanni Simone Mayr.

Sul nostro territorio possiamo osservare alcune opere di Giuseppe Diotti. Nel Duomo di Casalmaggiore si trovano alcuni dipinti del primo Ottocento, in particolare: la Madonna con S. Stefano e S. Giovanni Battista degli anni 1814-15 e l'Ultima cena del 1802, copia di un dipinto del Malosso. Nel palazzo municipale si trovano la Decollazione del Battista del 1824 e il Giuramento di Pontida del 1846, anno di morte del pittore. Inoltre alcuni disegni preparatori delle sue opere sono conservate nella locale scuola di disegno intitolata a Giuseppe Bottoli. Iniziata con i moti rivoluzionari la sua vita si concluse alla vigilia di quelli risorgimentali. L'aderenza ad entrambi i momenti storici determina una commistione di elementi di gusto tardo settecentesco e romantici.

La struttura della villa, estremamente lineare, si basa su un modulo cubico dominato dalla torretta di costruzione più tarda (probabilmente agli inizi del Novecento). La facciata più suggestiva è quella orientata sul giardino, caratterizzata da una loggia a colonne in stile dorico, rialzata sopra una scalinata a gradini convessi progressivamente più larghi verso il suolo. Al di sopra è posta una semplice balconata rettangolare. La superficie muraria completamente affrescata a bugnato, con finte finestre, è stata recentemente restaurata con pigmenti puri e calce secondo la tecnica ottocentesca. Vicino al sottotetto, scandito da mensole di legno, si trovano dei bucrani ad affresco ricalcati sulle tracce degli affreschi preesistenti e sulla base di stampe di Diotti. Gli spazi interni della villa, molto regolari, sono suddivisi geometricamente attorno al corridoio d'ingresso che divide il pianterreno sezionandolo longitudinalmente. La soffittatura originale era a volta, come si osserva nella cucina e nelle camere poste sullo stesso lato, mentre il salone è stato ristrutturato nel corso di interventi posti intorno agli anni '50 del '900 ed ha soffitto piano. Su un lato si trova una muratura a serliana, dietro la quale sono visibili tracce di decorazione a finto marmo realizzata ad affresco sullo zoccolo del muro posto verso la strada. Le pareti attorno sono state, invece, rivestite con intercapedine isolante. Sul lato opposto, specularmente è stata posta una vetrata con intelaiatura lignea chiara che richiama le tinte neutre dell'ambiente. I pavimenti sono quasi tutti originali in cotto. Il piano superiore accoglie cinque camere da letto e i servizi. Le stanze sono coperte con travi lignee unite da una soffittatura intelata (realizzata con giunchi intrecciati su cui è stesa calce come legante). Al di sopra si trova la mansarda al centro della quale è stata posta la torretta panoramica. Il pavimento di questa area della casa è in mattoni irregolari e leggermente bombati probabilmente fatti a mano, in buono stato di conservazione.

Adiacente alla villa si nota una costruzione più bassa, caratterizzata da lesene accoppiate, timpano e leggere profilature. La parte che da verso il vialetto era destinata a stalletto di cavalli. Gli studi di Renzo Mangili (1991) hanno messo in evidenza il relativo benessere raggiunto da Diotti in tarda età. Oltre alla villa rurale di Rivarolo del Re, il pittore possedeva un palazzo in Casalmaggiore costruito dall'architetto Fermo Zuccari, attivo anche per il Duomo casalasco. E' probabile che qualche suggerimento stilistico dell'architetto sia stato sfruttato anche per il villino rivarolese. Inoltre Diotti poteva contare su una vettura con cavallo e su un seguito di persone di servizio, sicuro indizio dell'agiatezza cui pervenne in vecchiaia. Rimangono da studiare i passaggi di proprietà successivi alla morte del pittore, avvenuta il 30 gennaio 1846, fino ai proprietari attuali che acquistarono il villino dalla famiglia Tentolini.

BIBLIOGRAFIA

- Casalmaggiore: due secoli di storia, Casalmaggiore, Circolo culturale Turati, 1992, pp. 224-225.

- Dell'Ugolino quadro ad olio e della Incredulità di Tommaso dipinto a fresco del chiarissimo professore Giuseppe Diotti, Cremona, Manini, 1833.

- Donzelli M.A., Bocchi U., Cirani E., I dipinti della chiesa di S. Stefano a Casalmaggiore, Casalmaggiore, Biblioteca E. Mortara, 1998.

- Mangili R., Giuseppe Diotti, Milano, Mazzotta,1991.

- Mangili R., < Per concludere, il classico stile del "sommo Diotti" > in AA.VV., La Cattedrale di Cremona: affreschi e sculture, Milano, Silvana ed., 2001, pp. 175-189.

- Pellini S., Guida storico-descrittiva di Casalmaggiore, Casalmaggiore, 1897 , pp. 91-93.
 

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